Intervista a Domenico Morano

Domenico racconta come, tra colpi di fortuna e difficoltà, è riuscito a trasformare la piccola azienda di famiglia in una realtà di respiro internazionale con clienti in tutta Europa.


MCM: Quando il Vantaggio è Essere Ottimisti

Ulivi secolari, alti quasi quanto querce. Attraversiamo la tipica campagna della piana di Gioia Tauro, in particolare quella di Cittanova, chiedendoci come sia possibile che in un’oasi di natura come questa si trovi una vera e propria zona industriale che nasconde realtà imprenditoriali di successo.

È con questo interrogativo che arriviamo da MCM, azienda calabrese diventata un punto di riferimento per le multinazionali che si occupano di sistemi di sicurezza per i bancomat. Domenico Morano ci travolge da subito con il suo entusiasmo, portandoci  immediatamente a vedere i suoi impianti e i nuovi prodotti che ha realizzato anche grazie al progetto di innovazione fatto con CalabriaInnova. La sua azienda ha un fatturato in crescita: con un milione e ottocentomila euro nel 2014 ha registrato un +33% rispetto all’anno precedente.

Ci descrive con orgoglio la sua organizzazione: i grandi gruppi bancari nazionali richiedono alle aziende produttrici di bancomat continui aggiornamenti e adeguamenti, per garantire la sicurezza dai sempre più sofisticati attacchi. Queste aziende multinazionali hanno difficoltà a sviluppare le nuove soluzioni al loro interno, così accade spesso che chiamino l’ingegnere Morano che, grazie al suo ufficio di progettazione, ai suoi giovani tecnici e alla sua officina, realizza velocemente il nuovo prototipo. Una volta approvata la soluzione si va in produzione, dove vengono assemblati i “pezzi di ferro”, come li chiama lui, con le parti elettroniche.

Fin da subito ci appare chiaro che Domenico Morano è un imprenditore entusiasta, capace con il suo contagioso ottimismo, di trasformare qualsiasi difficoltà in una nuova opportunità. Cominciamo la nostra chiacchierata con una provocazione.

Che ci fa un ingegnere meccanico nell’officina di un fabbro?

È quello che mi sono chiesto anch’io quando nella primavera del 2003 sono tornato definitivamente a Cittanova, questo piccolo comune della Calabria lontano da qualsiasi infrastruttura, per questioni familiari. Avevo lavorato per circa 20 anni in tutta Italia, prima per l’Università di Genova, dove mi sono laureato in ingegneria meccanica, poi nell’azienda di consulenza aziendale da me fondata con altri soci.

Poi il primo maggio del 2003 il colpo di fortuna, proprio quando stavo cercando di capire cosa fare dell’officina di mio padre, attiva dagli anni ’60, luogo in cui sono cresciuto come in una seconda casa. Un cliente della mia società di consulenza di allora aveva bisogno urgentemente di alcuni particolari piastroni per fissare i bancomat del Banco di Roma. Il venerdì della stessa settimana i piastroni erano pronti per essere installati. A quel punto, vista la nostra rapidità di risposta in termini di progettazione, prototipazione e produzione, hanno iniziato a chiederci altre commesse, con crescenti contenuti di innovazione. Ho capito subito che era un ottimo mercato in cui inserirsi.

Da qui il salto: da azienda artigiana abbiamo iniziato a lavorare nel mercato dei dispositivi di sicurezza per bancomat e abbiamo attivato una serie di investimenti, a cominciare dall’acquisto di macchine a controllo numerico, taglio laser, robot di saldatura, impianti di verniciatura a polvere.  Abbiamo abbandonato l’approccio artigianale per trasformarci in una realtà industriale.  Ma l’impegno più importante è stato nel trasformare la mentalità e l’approccio al lavoro dei miei collaboratori. Io credo molto nell’importanza della motivazione del personale, un’attività  che passa attraverso il coinvolgimento in tutte le fasi, dal processo di progettazione e produzione, fino alla vendita.

Si ricorda altre date importanti?

Certo, le ricordo tutte! Il 5 marzo del 2005, ad esempio. Era un sabato mattina, come sempre arrivo presto in azienda e trovo… il vuoto. Con la complicità di un dipendente ci avevano rubato tutto, tranne i macchinari più grandi che non erano riusciti a portare via. Il danno ammontava a circa 200 mila euro. Ma io non mi sono perso d’animo e ho ricomprato tutto, anche perché nel layout c’erano cose che non mi convincevano, ne ho approfittato per fare pulizia e ridisegnare i processi produttivi.

Ma con tutte queste difficoltà, perché investire qui?

Perché qui si vive meglio. Ho vissuto in grandi città per tanti anni. Ho vissuto anche in piccoli centri del nord, sono meravigliosi. Ma dal punto di vista umano non c’è paragone. Oggi finisco di lavorare e in 10 minuti sono a casa con i miei figli, ho il mare e la montagna a due passi. I miei figli hanno a disposizione diverse scuole di eccellenza, come l’ITIS di Polistena. Questo è un grande vantaggio anche per la mia azienda, ho da poco assunto due neo-diplomati proprio dell’ITIS. I miei clienti mi invidiano: mi dicono “tu sei fortunato”. L’investimento grosso è stato l’acquisto di una grande struttura a Garlasco, vicino Milano. Abbiamo delocalizzato la Calabria, conservandone tutti i benefici.

Insomma è un inguaribile ottimista, quale altro imprevisto è riuscito a trasformare in vantaggio?

Tutte le esperienze negative che abbiamo vissuto come famiglia ci hanno permesso di essere inattaccabili e di avere una credibilità riconosciuta. A causa del racket mio padre è stato sotto scorta per anni. Ma noi abbiamo reagito, denunciandoli. E non solo, abbiamo fondato a Cittanova la seconda associazione antiracket d’Italia, la prima è quella di Capo d’Orlando in Sicilia. Mia sorella Maria Teresa è la coordinatrice delle associazioni antiracket calabresi. Le multinazionali nostre clienti, ci hanno scelto anche per questo. Qui si lavora con difficoltà, ma se riesci a trasformare queste difficoltà in vantaggio, sei più forte e più competitivo.

Cosa avete realizzato con CalabriaInnova e com’è andata la collaborazione?

In principio ero molto diffidente rispetto ai finanziamenti pubblici. Quando abbiamo partecipato in passato, sono state esperienze deludenti, in quanto l’architettura dei bandi è stata sempre distante dalla realtà che le aziende vivono quotidianamente. Poi i broker tecnologici di CalabriaInnova sono venuti a trovarci in azienda e già questo mi è parso un segnale di discontinuità! Grazie al loro approccio concreto e alle competenze dimostrate, abbiamo capito che si trattava di interlocutori su cui potevamo contare per avere un sostegno efficace. Ci hanno fatto un audit tecnologico, uno screening dell’azienda, rilevando le nostre esigenze di innovazione. Questo ci ha aiutato a definire tutti i dettagli di alcune idee che avevo già in mente. Poi CalabriaInnova ci ha proposto di candidare il progetto ad Attiva l’Innovazione. Era il contenitore ideale: avevamo già l’idea e il progetto di dettaglio, il finanziamento ci ha permesso di sostenerne l’implementazione e lo sviluppo. Dei quattro prodotti inseriti nel progetto di innovazione, il primo è già in produzione, mentre altri due sono in fase di prototipazione. Il prodotto DSH, Dispenser Shutter Hardening, una specie di ghigliottina che chiude immediatamente la fessura che eroga i contanti in caso di tentativi di effrazione, oggi è già adottata dai più grossi istituti di credito nazionali, come UBI e Unicredit. Il prodotto Sop-Box, invece, lo ha appena richiesto una multinazionale spagnola. Se avessimo fatto il progetto da soli avremmo impiegato molto più tempo, perché assorbiti dalla gestione ordinaria. Con CalabriaInnova possiamo senz’altro dire di aver Attivato l’Innovazione: il titolo del bando era dunque perfetto alla prova dei fatti. L’idea di innovazione era già nella mia testa e sulla mia scrivania, in attesa, voi l’avete attivata.

Come immagina il futuro di MCM?

Da qui a 5 anni le cose che facciamo adesso probabilmente non serviranno più. Quindi ho già iniziato a ragionare sul punto debole dei nostri dispositivi: i bancomat sono macchine mute, non comunicano né con gli installatori, né con le banche. L’azienda quindi dovrà avere una componente elettronica sempre più preponderante con l’integrazione dell’ICT per realizzare prodotti che consentano al funzionario di banca o al tecnico di ricevere da remoto tutte le informazioni sullo status di ciascun dispositivo e di attivare allarmi, blocco delle macchine, etc.

Quindi avrete bisogno ancora di CalabriaInnova quanto prima?

Certo, senza dubbio. Cominciamo subito?

Di Valentina De Grazia

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